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Sisma Abruzzo

2009


Abruzzo, terra a rischio sismico, è il 6 aprile, ore 3.30 circa, all’Aquila e dintorni la terra trema per 30 interminabili secondi portando morti, feriti, e un’enorme distruzione di case, palazzi e capannoni, è vera, terribile ed enorme calamità.
Il Centro Operativo di Volontariato Alpino A.N.A. di Trento è inserito nella colonna mobile Provinciale della Protezione Civile di prima emergenza, e dopo tre ore dall’attivazione del presidente Mattei in sala operativa, una squadra di 12 volontari dei nuclei della B. Vallagarina e dell’Adamello, con il vicepresidente Chesi, parte da Trento alla volta di Paganica (frazione dell’Aquila) attivando un campo per le esigenze degli operatori della colonna mobile, formata da circa 200 persone, ( Cani da ricerca, croce rossa, vigili del fuoco, personale della Protezione Civile e della P.A.T.)
Le notizie che provengono da quei posti, non sono confortanti, la terra continua a tremare e ci sono migliaia di sfollati che dormono nelle macchine o in luoghi di fortuna, bisogna far qualcosa, dalla sala operativa della P.A.T. viene la richiesta per l’attivazione di una seconda squadra di volontari più massiccia, con una seconda cucina, per poter dar da mangiare alle persone rimaste senza una casa, anche questa dopo poche ore parte con i volontari dei nuclei del Primiero –Vanoi e della Val di Fiemme alla volta sempre di Paganica, dove viene posizionata per gestire un campo di circa 500 sfollati messi nelle tende della P.A.T.
Dopo pochi giorni poi, si arriva a dar da mangiare a circa 1100/1200 persone.
IL Centro Operativo di Volontariato Alpino, però è parte integrante dell’A.N.A. Nazionale, e da questa arriva un’altra richiesta di una cucina da campo per Coppito (altro paese disastrato), arrivati sul posto con 11 volontari della valle dei Laghi, però veniamo dirottati a Sassa dove si prevedeva l’allestimento di un campo per sfollati, la cucina doveva servire per 400/500 persone, dopo un giorno siamo arrivati a 1000 e dopo due a 1600/1700 e qualche giorno sono stati superati anche i 2000, anche in questo caso in tutta emergenza si inviava un’altra cucina con altri volontari capace a soddisfare le continue enormi richieste di pasti.
La gestione di questa emergenza, è davvero impegnativa sia per il reperimento di derrate ( 60 Km. per trovare il pane ), per l’organizzazione del personale, per i trasferimenti dei volontari, per l’allestimento dei tre campi dove siamo impegnati, che sono distanti tra loro di 2 e di 15 km.
Questo è solo il sunto dei primi giorni dalla calamità.
I nostri volontari poi si sono succeduti con turni settimanali attingendo a tutti i dieci Nuclei facenti parte del Centro, e in Abruzzo operavano in circa 53/55 fissi, e con altri che facevano la spola per il trasporto di cucine ed attrezzature, con turni estenuanti e massacranti, alle 5 la mattina in piedi per le colazioni, e mai prima di mezzanotte si finiva di riordinare, e il giorno dopo si riprendeva, i turni data la distanza dai luoghi del sisma, erano previsti di otto giorni da sabato a sabato senza il tempo di rifiatare.
Tuttora siamo presenti sul posto con tre cucine, con circa 30 volontari per dare il nostro contributo, affinché la comunità colpita possa gradualmente riprendersi.
Nei programmi della nostra Provincia sono preventivate l’allestimento di 150/200 casette per dare ospitalità a nuclei famigliari bisognosi, individuando delle aree di posizionamento, a Villa S. Angelo, a S.Demetrio e nella frazione di Stife.
Il Centro Operativo è composto di circa 450 volontari e dopo circa due mesi, si sono alternati sul posto circa 300 e più volontari, vuol dire il 75% della nostra forza.
Qualche numero sui pasti da preparare giornalmente:
250 persone nel primo campo, 1100 nel secondo, 1600 nel terzo,
facendo un semplice calcolo, arriviamo a circa 6000 pasti al giorno, più le colazioni, ribadisco 6000, e qualche giornata anche di più, sono numeri da capogiro, numeri che detti così, riempiono la bocca, forse non fa effetto il numero detto, ma in pratica quando si arriva a sera si fa sentire, sono paesi e frazioni interi, e il menu è sempre di prima scelta, non una scatoletta ma primo, secondo, verdure, dolce e frutta, con colazioni da hotel.

È un lavoro nascosto, e non di immagine o di visibilità, ma indispensabile, determinante e prezioso per la sussistenza degli sfollati e degli operatori.

i nostri volontari dei NU.VOL.A. hanno fatto e stanno facendo tutto questo.

Magari il nostro impegno non è messo in risalto o esternato in maniera ottimale dai nostri quotidiani e media locali, (esclusa Vita Trentina che ci ha dedicato ampie pagine) mettendo in risalto altre cose molto meno importanti, ed è un vero peccato, perché ai volontari può far piacere anche un momento di visibilità nel sentirsi nominati o visti, dato che gli alpini fanno un volontariato vero e senza profitto rimettendoci anche del suo, e un pò di soddisfazione ed orgoglio sarebbe anche la visibilità personale o per il bene dell’associazione a qui appartengono, pensiamo che dove operiamo tra gli sfollati siamo visti come una manna dal cielo, e non finiscono mai di ringraziarci per quello che stiamo facendo per loro.
Basta leggere alcune lettere allegate scritte da delle persone colpite dal terremoto, o i ringraziamenti degli operatori che si alternano sul posto, con elogi per il trattamento.
Queste sono le nostre migliori soddisfazioni.
In questo momento è stato ridimensionato il numero dei pasti, non era possibile continuare su questi ritmi, abbiamo dovuto tagliare qualcosa ma l’impegno dei nostri volontari rimane sempre molto e molto alto.
Da programmi e previsioni ne avremmo ancora per altri mesi, tanti sono già ritornati in quei posti, per coprire altri turni, abbiamo aperto la possibilità ad essere inseriti nei turni anche agli alpini, o persone che possano essere utili, già si vedono le prime adesioni, si fa presente che come compito specifico è quello di cucina e mensa, che è il settore di competenza che c’è assegnato all’interno dalla Protezione Civile Provinciale.
Si spera di poter resistere come fanno e hanno sempre fatto gli alpini in tantissime occasioni, con la frase che normalmente si diceva sotto naia, tasi e tira.
Da queste pagine vorrei anche cercare di diramare un invito ad enti ed associazioni varie, compresi i gruppi alpini, siamo in una vera emergenza con impegni massacranti e sarebbe opportuno cercare il meno possibile i nu.vol.a. per il supporto logistico a manifestazioni o ricorrenze, per non dover spremere i volontari con troppi impegni.
Con l’orgoglio d’essere Presidente di Noi volontari, e di questa, (con i suoi pregi e difetti), sempre più meritevole associazione, mi sentivo in dovere tramite il Nostro giornale, (letto da 24.000 soci e famiglie) di dire grazie ed ancora grazie, per quello che state facendo, e farete, dando il proprio tempo libero per il bene del prossimo.

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