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Missione Albania

1991

Partita da Trieste e salutata dall’allora Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, gen. Goffredo Canino, questa fu una missione umanitaria composta da 500 militari e 200 volontari che formavano il contingente denominato “Pellicano”.

Della prima fase della missione si è fatto carico principalmente l’Esercito ma a questa concorsero anche la Marina e l’Aeronautica, la Sanità militare, le infermiere volontarie, l’Ordinariato militare, l’Arma dei Carabinieri e le Capitanerie di porto con la Guardia Costiera.

Nella seconda fase, a questi ultimi, si sostituirono gli Operatori Economici e le Organizzazioni fra cui i Nu.Vol.A., con il medesimo scopo di aiutare l’Albania a rinascere dalla cupa tragedia che l’ha inghiottita per mezzo secolo.

Vi furono anche delle polemiche sorte circa l’affidamento della Missione alle Forze Armate, sia pure senza armi, ma il Generale Canino, allo scopo di dissipare le polemiche, ricordò oltre alle parole del Ministro della Difesa, Virginio Rognoni, quelle del primo Ministro albanese Yilli Bufi: “Siamo noi albanesi ad avere chiesto l’aiuto del popolo italiano e l’assistenza del loro esercito”.

Canino ricordò inoltre che all’Albania ci legano, oltre alla vicinanza geografica, storia, tradizioni e comuni discendenze e che quella non poteva quindi definirsi un’operazione militare.

Ancora sulle polemiche sollevate dal mancato affidamento della Missione a strutture del volontariato, della C.r.i. o della Protezione Civile, Canino affermò che fu di particolare conto non tanto la “capacità di combattere” ma la loro organizzazione e preparazione in vista di eventuali condizioni di rischio.

Del nostro Centro si resero disponibili 50 volontari e tutti i mezzi e le attrezzature necessarie per garantire la completa autosufficienza logistica dei Nu.Vol.A.

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