Ultime news

Emergenza Profughi

Campo di accoglienza - Marco di Rovereto -


 Nella scuola della Protezione Civile di Marco di Rovereto inalterato lo spirito della solidarietà trentina
FRA CRONACA DI LAVORO E STORIA PASSATA
“Assolto positivamente il delicato impegno verso gli immigrati”


Il Campo Scuola della Provincia Autonoma Trentina, sovrastato dalla “ruina che i fianco sinistro l’Adige percorre”, di dantesca memoria, è oggi modestamente e razionalmente organizzato per lo svolgimento di corsi di formazione e perfezionamento per i Vigili del Fuoco, la Croce Rossa Italiana, i Cani da Ricerca, gli Psicologi per i Popoli e naturalmente per i nuvola o per altre esigenze operative di breve o lunga durata.
Questa volta, in accordo con la Protezione Civile Provinciale, è stato utilizzato per accogliere gli immigrati provenienti dalle coste africane. Molteplici, nella circostanza attuale le implicazioni sia etiche che morali e di visibilità internazionale che l’intervento stesso dei Nu.Vol.A. e al quale sono rimasti rigorosamente aderenti.
L’impegno operativo, iniziato il 15 marzo e proseguito per oltre cento giorni (fino al 28 giugno), ha interessato la preparazione e la distribuzione – con sistema self service – giornaliera di pasti confezionati con la consueta scrupolosità, cura e rispetto delle norme igienico- sanitarie da parte dei Volontari. Anche qui, al Campo Scuola, abbiamo rispettato e conservato – attuandola – la nostra collaudata esperienza maturata e messa in atto, nelle situazioni più precarie e disagevoli, durante le numerose precedenti emergenze che hanno colpito il Paese.
Ed è proprio in quelle drammatiche circostanze che ci siamo resi conto quanto sia importante e, sempre primario, il problema alimentare. E non solo dal punto di vista della sopravvivenza.
Una efficiente cucina, dei buoni e caldi pasti, un ordinato e accogliente refettorio, hanno la capacità di risollevare moralmente le persone colpite che vivono, come oggi gli immigrati, una situazione di disagio e sofferenza; facendogli intravedere un futuro meno incerto, una luce di speranza e di normalizzazione.
Nel caso particolare degli immigrati, provenienti da Paesi con altra religione ne abbiamo tenuto doverosamente conto nella preparazione e nella natura degli alimenti.
A questo proposito ci soffermiamo brevemente e, non inutilmente, sulla confezione di un pasto (qualsiasi) per mettere in evidenza l’attenzione e lo scrupolo che i Volontari dei Nu.Vol.A. hanno messo per rendere le migliori condizioni di vita possibili ai profughi.
Colazione: latte/caffè con pane e biscotti; pranzo: lasagne al forno, vitello tonnato, contorno e frutta; cena: minestrone, pollo al forno più contorno e frutta. Acqua minerale sempre e portata fino a completa soddisfazione personale.
Non è questo un “pasto” esemplare ma comune (e variato) durante i 105 giorni trascorsi con i profughi.
Uscendo dalla cronaca e andando a trascorsi ricordi militari di naia: “ottimo e abbondante” avremmo risposto alla domanda del colonnello.
Una personalissima e opportuna e necessaria riflessione, oggi, con la crisi che stiamo vivendo, per alcune (molte?) famiglie italiane un pranzo così confezionato sarebbe “sempre domenica”. Non parliamo, per carità di patria, per altre che spesso non riescono a mettere insieme “il pranzo con la cena”!
Il generoso impegno dei Volontari trova, a parer mio, una giustificazione e ha in sé un doppio risvolto positivo. Esalta il ruolo umanitario degli italiani verso i diseredati ponendosi così e, senza volerlo, sempre un gradino sopra gli altri popoli; rispecchia le doti umane di pietà degli uomini e delle donne dei Nu.Vol.A. che, con la loro parsimonia, riescono a mantenere, quasi miracolosamente, i costi di questi “pranzi domenicali”.
Non è voler mettere in mostra il solito buonismo di maniera, è la capacità alpina di saper dare, in ogni momento, il meglio di sé.
Le difficoltà (non poche in verità) sono state nel numero dei pasti da preparare giornalmente, infatti i profughi godendo della massima libertà di movimento potevano entrare e uscire dal Campo a loro piacimento e, a volte, non farvi più ritorno. Così, da sentito, per i Volontari è sorto il problema dei pasti da preparare per evitare sprechi e spese. In particolare nelle prime settimane dove potevano passare dai 40-60 a solo 20-30.
Merito dei Volontari che settimanalmente si alternavano in cucina è stato di non essere mai presi in contropiede rispondendo alla variabilità della situazione.
Non usciamo dalla cronaca affermando che questa loro attenzione è valsa a contenere sensibilmente le spese di gestione della mensa.
I Volontari della Protezione Civile A.N.A. trentina, per i risultati conseguiti hanno, ancora una volta, e non sarà certamente l’ultima, d’essere responsabilmente impegnati per accreditarsi come “psicologi” per il clima di serena convivenza instaurato al Campo e di buoni – anche se modesti – interpreti della tanto ripetuta spending review.
Prima di concludere questa nuova e insolita esperienza di lavoro che ha dato la misura di quanto sia stato proficuo, apprezzato e generoso l’impegno dei Volontari provenienti da tutti gli undici Nu.Vol.A., desideriamo mettere in risalto il clima di ordinata e razionale disciplina collaborativa che ha caratterizzato i rapporti fra noi e loro.
Il clima di reciproco rispetto è nato strada facendo dopo aver appreso la nazionalità dei giovani assistiti provenienti dalla Somalia e dall’Eritrea.
La storia, come si vede, ripercorre le sue avventure, e le sue tragedie accumunando generazioni lontane e diverse in imprevisti e imprevedibili incontri. I corso e i ricorsi storici (M. Bianchi) hanno trovato, in questo avamposto della solidarietà – quale è il Campo Scuola di Marco – la loro più naturale e veritiera legittimazione.
A distanza di quasi un secolo, senza volerlo e prevederlo, si sono ritrovati, in questo lembo di Terra Trentina, i pronipoti delle fiere tribù guerriere dell’Africa orientale ex italiana e i discendenti degli Alpini – pochi battaglioni – che parteciparono alla conquista delle colonie prima e alla difesa (Amba Alagi) dopo.
E’ un intreccio di avvenimenti militari e di vita quotidiana lontana nel tempo che il caso, imprevedibile e mutevole ha, dopo tanti decenni, riavvicinato.
Sono questi, i discendenti degli “Arari e dei Dubat” arruolati nel regio Corpo Truppe coloniali Italiane, i giovani immigrati ospitati a Marco che hanno conservato intatto il comportamento – sì rispettoso – ma nel contempo dignitoso e disciplinato ricevuto dai loro severi padri.
Per gli Alpini Volontari non è necessario risalire nel tempo. Sono sempre gli stessi di sempre, si raccontano e si definiscono da soli: con quello che fanno nel lavoro e nell’impegno verso la Patria. Cuore e ideali.
Parafrasando l’Ecclesiaste: “una generazione se ne va, un’altra viene e la terra sussiste in perpetuo.” Così diciamo e pensiamo noi degli Alpini.

cookie policy